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News sull'acqua - ProAcqua Group

 

 



FORUM MONDIALE DELL'ACQUA: RIUSCIREMO A SALVARE L'ORO BLU?

Veronica Ulivieri Nel corso del XX secolo, la popolazione mondiale è triplicata, mentre il consumo di acqua è cresciuto di sei volte. Più acqua pertutti, dunque?
Non proprio. L'accesso alle risorse idriche, infatti, è ancoraoggi problematico per almeno una persona su tre e, se il trend di consumo dell'acqua si mantiene inalterato, la situazione di “water stress” potrebbeestendersi a una porzione tra la metà e i due terzi della popolazione mondialeprima del 2025. In questo scenario, in cui parlare di dirittoall'acqua appare poco più di una dichiarazione di principio, si apre oggi a Marsiglia il sesto Forum Mondiale dell'Acqua. Un appuntamentoorganizzato dal World Water Council (nato nel 1996 dalla collaborazionetra diverse agenzie delle Nazioni Unite e associazioni professionali), a cuiparteciperanno più di 180 Paesi, 140 delegazioni ministeriali e 600 traassociazioni e Ong. Con un compito che va ben al di là del confronto e deldibattito: a scanso di equivoci, lo slogan scelto per questa edizione è infatti“Time for solutions”: come dire, il problema è noto, ora è tempo disoluzioni. Questo, spiega il presidente della convention internazionale e vicepresidente del World Water Council Benedito Braga, «dovrà essere ilForum degli impegni e delle soluzioni»: oltre alle parole, servono «azioniconcrete per risolvere i problemi mondiali dell'acqua. Le possibilità offerteai professionisti dell'acqua di interagire con i decisori politici di alto livello rendono l'appuntamento una piattaforma ideale per discutere la strada da percorrere». Garantire l'accesso di tutti all'acqua, contribuirealla food security (cioè la garanzia di cibo per tutti) attraverso un usoottimale della risorsa idrica e ridurre la pressione e l'impronta idrica delleattività umana rientrano tra le 12 priorità per l'azione. A Marsiglia, spiegail World Water Council, «nasceranno forti impegni e collaborazioni perl'introduzione di soluzioni promettenti da parte di tutte le partiinteressate». Soluzioni esistenti o innovative, che «possono essere legali (unalegge, un decreto, un trattato), tecniche (un dispositivo specifico, un impianto, uno strumento, un software), istituzionali (strutturegovernative, piani, politiche), finanziarie (tasse, trasferimenti, tariffe), olegate alla comunicazione (campagne, video, materiale informativo)». Queste, almeno, sono le aspettative degli organizzatori. L'esperienza, in realtà, insegna a guardare con cautela allegrandi convention internazionali che raramente, soprattutto quando si parla ditemi legati all'ambiente, sono state teatro di decisioni importanti erisolutive.

Lo stesso meeting di Marsiglia, che si chiuderà il 17 marzo, arrivadopo cinque forum (Istanbul 2009, Messico 2006, Kyoto 2003, The Hague 2000,Marrakech 1997), «di diagnostica e dibattiti sulle sfide dell'acqua». In breve,tante parole e pochi fatti. L'importante in questo caso, sottolinea GuyFradin, vicepresidente del ComitatoInternazionale del sesto Forum Mondiale dell'Acqua è che «il Forum abbia un seguito, che ci sia un meccanismo che assicuri il rispetto degli impegni».Più che mettere in campo finanziamenti e assumere impegni economici concreti,che «ovviamente sono i benvenuti», l'obiettivo del Forum «è quello di proporre meccanismi e modi per mobilitare fondi, da far arrivare alla conferenza sullosviluppo sostenibile di Rio+20» prevista a giugno. Appuntamento a cui ilForum per l'Acqua guarda da vicino, visto che, come sottolinea il World WaterCouncil, «non ci sarà sviluppo sostenibile finché le questioni dell'acqua rimarranno irrisolte».

Il punto di partenza per dare il via a unnuovo corso nella governance mondiale dell'acqua è obbligato: serve unamaggiore tutela ambientale. «Se custodiamo bene la natura – spiega MarkSmith, direttore del programma globale Acqua dell'Iucn (Unione Mondiale perla Conservazionedella Natura) – allora è più facile riuscire ad affrontare il problema dellascarsità d'acqua, le inondazioni sono meno gravi, le comunità e le economie sono più capaci di rispondere ai cambiamenti climatici». In occasione del Forum, e in previsione della Giornata Mondiale dell'Acqua prevista per il 22 marzo e della Settimana Mondiale dell'Acqua in programma a Stoccolma ad agosto prossimo, la Fao lancia l'allarme: per avere il ciboper tutti gli abitanti del pianeta (oggi sette miliardi, nove entro il 2050),bisogna mettere al sicuro l'oro blu. Secondo l'agenzia Onu per il cibo e l'agricoltura, infatti, mentre ognuno di noi ha bisogno di una quantità diacqua potabile fra i due e i quattro litri al giorno, le risorse idriche necessarie per produrre il cibo che consumiamo quotidianamente vanno dai 2.000e i 5.000 litripro capite. Con conseguenze devastanti: le falde acquifere


Fonte:http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/446089/




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