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News sull'acqua - ProAcqua Group

 

 

L'ACQUA CI AIUTA A CRESCERE

Nella settimana dell’acqua intervista a Marta Antonelli, autrice con Francesca Greco del libro “L’acqua che mangiamo”
ELISABETTA MUTTO ACCORDI

Vegano è bello, o almeno è più sostenibile dal punto di vista del rispetto dell’ambiente. Questo regime alimentare infatti, che non ammette né carne né qualsiasi derivato del latte, comporta, rispetto agli altri, un consumo idrico molto inferiore. 

“È stato verificato – spiega Marta Antonelli curatrice assieme a Francesca Greco, per conto di Edizioni Ambiente, di un libro intitolato “L’acqua che mangiamo” – che, per mantenere il loro sistema nutrizionale giornaliero, le persone che mangiano carne hanno bisogno di 3600 litri di acqua,
i vegetariani di 2300 litri, mentre i vegani solo di 1700 litri”. 

Ovviamente non si tratta di consumo idrico reale ma della quantità necessaria a sostenere l’intera filiera di produzione, dall’allevamento degli animali, fino al confezionamento dei diversi prodotti connessi. 
“Dovendo dare dei consigli quindi – continua Marta Antonelli – suggerirei di ridurre i quantitativi di carne, di optare possibilmente per quelle bianche, che hanno un’impronta idrica inferiore e prediligere comunque quelle che provengono da sistemi di allevamento al pascolo. La produzione di mangimi infatti richiede un consumo cinque volte maggiore rispetto al foraggio, che normalmente cresce naturalmente grazie alle piogge.” 
Certo non è sempre facile avere la possibilità di reperire tutte le informazioni necessarie a comprendere se stiamo effettuando un acquisto sostenibile dal punto di vista ambientale. Per questa ragione sono all’esame diversi sistemi di etichettatura che possano identificare l’acqua consumata per la realizzazione di ciascun prodotto. 

“Nel nostro libro abbiamo formulato una proposta diversa – continua la ricercatrice – che include nel calcolo dell’impronta idrica del cibo non solo parametri quantitativi, quindi di volumi utilizzati, ma anche qualitativi. Non tutte le gocce d’acqua infatti sono uguali e questo dipende dalla loro provenienza.” 
Se un chilo di pomodori ad esempio è stato prodotto in un luogo in cui le risorse idriche sono scarse, risulta avere un impatto ambientale più alto rispetto a quelli cresciuti in un paese con più alta disponibilità. Il calcolo è evidentemente complesso, soprattutto se si considera che con l’importazione di beni effettuiamo indirettamente un trasferimento di acqua da un paese all’altro. Dall’analisi dei flussi dei beni alimentari e industriali risulta che l’Italia è dunque il terzo “importatore” netto di acqua virtuale al mondo, dopo Giappone e Messico, e seguito da Germania e Gran Bretagna. 

“Sarebbe importante - conclude Marta Antonelli – che facessimo tutti la spesa in modo sempre più consapevole.
Ricordando che quello che fa bene all’ambiente, fa bene alla salute”. 

Fonte: http://lastampa.it/2013/09/05/scienza/ambiente/focus/quanta-acqua-mangiamo-la-water-week-WBVjdc6mMZVjUgvcfiRu5J/pagina.html

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